Il testamento di Tito – Italiano

Non posso fermarmi. Non so darmi pace ma esclusivamente pace cerco. Giusto! Prendo il treno per il centro, andata e ritorno.

Eccomi qui, seduto ai piedi di una bancarella e tra le mani l’Inferno di Dante. E l’odore del caffè appena zuccherato che sale. Non c’è attimo in cui non pensi a quanto dannatamente mi manchi Napoli e mentre mi tiene compagnia una lacrima sono lì lì per mettere piede di nuovo in città.

Sì, posso dirlo. Sono più che felice nel sentirmi come un turista nella mia città. Vero. Spettacolo di sensazione. Assai insolita, non trovate? Io, sorrido.

Perché sorrido? Semplice. Sto passeggiando tra arcate fatte di storia e sampietrini che fanno da tappeto di pietra ai piedi di chi passandoci sopra non fa altro che sorridere in volto, ieri, oggi e domani.

L’odore dei libri mi sbatte in faccia una meravigliosa epifania. Proprio così, il loro odore mi porta con i pensieri in cima ad una pila di vinili degli anni ‘70 e ‘80 (perché quelli dei ‘90 non sono la stessa cosa).

E odore di cibo, in tutte le sue forme, ma anche caffè e tanta roba che sa di Storia.

San Sebastiano, “A vije ‘de musicisti” . Eccomi a percorrerla. Proprio così. La via degli strumenti musicali. Perché a Napoli ogni cosa – soprattutto le vie – ha più nomi. E la gente che suona sinfonie metalliche che sanno di nuovo e di vecchio, allo stesso tempo.

Questa è Napoli. Due piani di negozio. E subito la mia vista si sublima di vinili impilati sulla scalinata, quasi a dire qui c’è spazio solo per la musica.

Spettacolo. Una botta in faccia di piacere. Mai, dico, mai vista altrove un’orchestra di vinili di questa qualità.

Crimson, Bowie, Pink Floyd, Led Zeppelin, che danzano assieme. Crimson a destra, Bowie a sinistra, ma aspetta un attimo. I Pink Floyd, eccoli qui e poi loro, i  Led Zeppelin appesi al muro.

Solo 5 o al massimo 10 euro per accaparrarsi questi vinili? Poesia.

Eccomi qui. Sono in paradiso e… che la ricerca abbia inizio.

Ma aspetta. Che diavolo è questa svastica sulla copertina di quell’album?

Da buttare nel c***o!

Subito una sinfonia a soccorrermi. The Venus Ship. Il vinile è mio. Punto!

Il boss – o zie, direbbero da queste parti – rompe il suo silenzio.

– Giovanotto, se è questo è il genere di musica di cui si nutre, c’è una stanza tutta per lei.

– Cosa? Davvero? Doveeeeeee?

– Lì, accanto alla libreria…

– Io? Semplicemente mi precipito lì. E questa sarebbe una stanza? Non sembra. Ecco, comprendo. Un corridoio che mi porta altrove.

Eccola qui. La stanza di vinili. Davvero vecchia maniera. Piena di orologi, radio d’epoca, cassette del mangianastri e tonnellate di album.

Tre ore, tre. Proprio così. Il tempo si è fermato e mi sono ritrovato in un sogno ad occhi aperti. Vero, ho quasi perso l’orientamento. Non sapevo dove fossi finito.

– Scusi, volevo dirle che fra un quarto d’ora chiudiamo per la pausa pranzo. Ma può tornare a trovarci più tardi, quando riapriamo.

Io? Esterefatto. Avevo completamente dimenticato che in Italia trovano ancora tempo per quella cosa chiamata pausa pranzo. Ok. Capito. Ma non vi liberate facilmente di me – sappiatelo! Esco e nessun disco con me. Non posso crederci! Devo imparare ad essere più risoluto la prossima volta. Passeggiando per le vie della città mi ritrovo accanto all’Orientale di Napoli – Facoltà di Lingue e Letterature straniere.

“Tattoo records” …

La verità? Non mi è neanche necessario entrare per iniziare la ricerca. La maggior parte dei vinili è esposta già fuori.

Al via le danze. Ecco il terzo che mi capita tra le mani. De Andre’ – La Buona novella.

Ma aspetta un attimo Mario… questa ricerca senza fine tii lancia segnali, ti indica la via.

E’ la vita a raccontarti.

Vero. Verissimo. La mia stessa ricerca mi fornisce la chiave di lettura

“Non avrai altro Dio all’infuori di me” Il mio Dio? Tutto chiaro. Na-po-lì

“Non Avrai altro Dio all’infuori di me”

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